Disastro Sud Est, ecco tutte le spese pazze nella relazione choc del commissario

sabato 19 marzo 2016
Una relazione di oltre 100 pagine mette a nudo la gestione Fiorillo delle Ferrovie Sud Est, finite per essere un colabrodo.

Debiti fuori contollo, fornitori non pagati, treni vetusti, viaggiatori furibondi - scrive il commissario Andrea Viero nella relazione  - sono "il sintomo di mala gestio".
E, nelle pagine, infatti, a supporto della tesi vengono resi pubblici i dati del disastro. A partire dai 7 milioni di euro che l'amministratore unico Fiorillo - spodestato dal governo - si è auto assegnato con un contratto di collaborazione, in soli 7 anni. Una gestione "dalla forte autonomia" che "travalica la pur ampia monosoggettività dell'organo", scrive Viero. In buona sostanza, decideva e disponeva in totale autonomia, ignorando anche i rilievi che più volte ha fatto il Collegio sindacale. 

Fiorillo disponeva per sé, diventando collaboratore plurimo dell'azienda, percependo compensi per amministrare FSE ma anche per l'incarico ricoperto al Rup e per la qualifica da dirigente staccato di Sud Est in Trenitalia. Impossibile, si legge nella relazione, stabilire in 23 anni quanto abbia percepito perché i bilanci sono "opachi e per nulla trasparenti".

E non solo, perché anche per gli altri disponeva come meglio riteneva: i contratti di collaborazione erano fuori controllo. Ferrovie del Sud Est, scrivono i relatori, è ricorsa sempre e solo a consulenze esterne anche laddove il personale interno avrebbe potuto svolgere il servizio. In totale sono stati spesi, negli ultimi anni, 272 milioni di euro in affidamenti esterni: 83 milioni per i servizi esternalizzati, 116 milioni per i sistemi informativi e 73 per le spese legali. 

La prima anomalia riguarda il direttore del personale, abbondentemente oltre l'età della pensione: 220mila euro di compenso da svolgere a Roma per motivi di salute. Ma quando doveva rientrare nella sede principale, Bari, percepiva 98 euro orarie di trasferta. "Una trasferta al contrario - scrivono - riconosciuta non per recarsi fuori dall'azienda, ma per andare in azienda".  

Gli avvocati Schiano e Laurenzi, erano parte degli organi di controllo e contemporaneamente consulenti dell'azienda: 73milioni di euro risultano spesi in contenziosi legali e consulenze, "cifre abormi". 

C'è poi il caso dell'affidamento della gestione dell'archivio: 2,9 milioni di euro affidati direttamente a tre consulenti. Risultati essere padre, madre e figlio. Situazione simile nella gestione dei servizi informatici, esternalizzati e affidati a tre società per un totale di oltre 30 milioni di euro. Tutte e tre risultate, poi, amministrate da un'unica persona. 

Nel calderone delle spese pazze e fuori controllo, ci sono i 300mila euro affidati allo studio Vernola - ex presidente della Provincia di Bari - il brokeraggio amministrativo (diretto, senza gara) da oltre un milione di euro e i servizi informativi con annesso acquisto software 'Eade'. Per quest'ultima voce sono stati spesi 24milioni di euro, capitalizzati in 20 anni, operazione definita bizzarra visto che, si legge sempre nella relazione, "la vita di un treno quanto quella del software". 

Per tutte queste voci sono stati spesi, come detto, 272milioni di euro in pochi anni, ma se raffrontata a quanto speso per la manutenzione dei treni si comprende perché il servizio fosse poi scadente. Solo 42miloni di euro, infatti, è la cifra spesa per mettere a nuovo le carrozze.

In ultimo c'è la questione dei treni fantasma: le vetture Stadler sono costate 5 milioni e 600 mila euro, con una rata da 439mila euro che ancora oggi annualmente si paga. Ma queste carrozze "non hanno mai portato un passeggero, due di esse hanno percorso pochi metri e altre qualche chilometro prima di essere trainate e riportate alla base".

Ed è una beffa se si considera che chi doveva progettare gli investimenti ha percepito 50milioni di euro. 


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